
Il progetto dietro le canzoni
Particle Collapse è il mio progetto musicale indipendente. Attraverso il punk e l’alternative rock racconto ciò che mette in discussione la nostra identità: le parole rimaste non dette, le contraddizioni che riconosciamo negli altri e poi in noi stessi, la distanza tra chi pensavamo di diventare e chi siamo.
Ogni concept album affronta queste domande attraverso una storia. L’autobiografia incontra la letteratura, la filosofia e la critica sociale: esperienze personali diventano personaggi, immagini e canzoni in cui anche qualcun altro possa riconoscersi.
Perché concept album?
Cresco musicalmente con questo principio: una canzone da sola può essere una hit, ma all’interno di un album può costruire qualcosa di più grande.
Inoltre il percorso di ideazione di una tesi, da sviluppare attraverso più canzoni, rende molto più divertente il percorso creativo, e ti costringe ad un’introspezione più profonda.
Ma gli algoritmi premiano i singoli rispetto agli album?
E stica… la costruzione di un album porta valore per il fatto di dover scavare dentro me stesso. Dopo ogni album imparo qualcosa di nuovo su di me. Tutto è iniziato così. Poi ho pensato: magari può piacere ed essere utile anche ad altri. E così è nato il progetto Particle Collapse. I brani non sono radiofonici; non sono fatti per collezionare ascolti; non seguono i trend del momento.
Devo ascoltare tutto l’album dall’inizio alla fine?
Puoi partire da una canzone e fermarti lì, se è quella che ti parla. Ma l’ordine dei brani fa parte del racconto: alcuni passaggi acquistano un altro significato dopo ciò che li precede, altri trovano una risposta soltanto alla fine. Mi piace pensare che ogni brano sia una porta d’ingresso. Sta a te decidere quanto restare e quali stanze esplorare.
Tutto è nato per caso
Mesi fa abbiamo avuto un lutto in famiglia: la perdita di una zia a cui eravamo tutti molto affezionati. Una mattina, portando mia figlia più piccola a scuola, mi disse: “Che brutto quando le persone se ne vanno.”
La musica come mezzo
In quel momento ho cercato di spiegarle come funziona la vita e come mi sentivo. Ho cercato di approfondire ciò che provava lei, ma scesa dalla macchina mi rimase il dubbio di non essere stato efficace. Decisi allora di provare a comunicare con lei con una canzone. La musica è, ed è sempre stata, il mio “regolatore emotivo” e quindi ho pensato che potesse funzionare anche con lei.
L’AI come strumento
A quel punto ho realizzato la canzone con Suno: era perfetta! E così è nata la prima canzone: I Still Feel You. Non so se la canzone l’abbia aiutata, ma le è piaciuta. Nei giorni successivi ho riaperto Suno e ho cominciato a raccontare tramite le canzoni tutta una serie di emozioni che a parole non ero ancora stato capace di dire. È nato il primo album: The Things I Never Said.
I Concept Album come catarsi
A quattordici anni mi sono grattugiato le dita per imparare a suonare la chitarra e suonare in una band. È stato fantastico. Ora, sono perfettamente cosciente che l’AI creerà un gran “rumore”, rendendo ancora più difficile far emergere grandi artisti. Per questo mi sono ripromesso di non produrre canzoni fini a se stesse, ma concept album: storie che abbiano un motivo per esistere, prima di tutto per me.
